La paura è temporanea, il rimpianto è per sempre


Questo articolo è un approfondimento della newsletter inviata il 7 giugno 2019.

Quando alla fine dello scorso anno ho scelto la parola del 2019, ho deciso che era arrivato il momento di puntare sul Coraggio. Non sono una fifona, amo le sfide, ma avevo iniziato a notare quanti progetti lasciavo in un cassetto semplicemente perché temevo di fallire o di confrontarmi con qualcuno.

Ripetendomi come un mantra che “la paura è temporanea, il rimpianto è per sempre” ho iniziato a rivalutare le mie decisioni e a osare un po’ di più. I risultati sono arrivati presto e maggio è stato il mio mese coraggioso!

Mi sono proposta ad alcune aziende

Nonostante da quasi dieci anni abbia acquisito clienti esclusivamente attraverso l’inbound marketing, ho capito che era arrivato il momento di cambiare. Se volevo far crescere la mia attività dovevo scegliere i clienti a cui propormi.

Ho quindi fatto una ricerca online, ho selezionato alcuni contatti, ho preparato email personalizzate e ho spedito le mie proposte.

Il momento ansia è arrivato poco dopo: mi sarò presentata bene? Sarò sembrata una sprovveduta? Si è capito che sono una libera professionista e non una distributrice di curriculum?

Dopo neanche 48 ore sono arrivate le prime risposte, la settimana successiva ho incontrato persone e oggi collaboro già in pianta stabile con una di queste aziende.

Ho aggiornato i miei servizi

Dopo alcuni mesi di riflessione e qualche cambiamento, ho deciso di aggiornare i servizi che offro.

Il motivo è semplice: sto imparando a conoscere sempre meglio il mio cliente ideale e so che questo è ciò di cui ha bisogno. Mi occupo ancora di consulenza, gestione e strategia ma ho deciso di aggiungere l’analisi, le inserzioni su Facebook e Instagram e un percorso su misura.

Non è stata una scelta immediata, ho dovuto riflettere a lungo sui pro e sui contro, ma sono certa che così potrò concentrarmi meglio sulle reali esigenze dei miei clienti. Nasco come social media manager, ma come strategist apprezzo maggiormente l’idea di aiutare i miei clienti a crescere fino all’autonomia. Voglio diventare superflua, voglio vederli spiccare il volo.

Mi sono candidata

Sì, hai letto bene. Se nel 2017, appena trasferita a Velo d’Astico, mi avessero detto che due anni dopo sarei stata a casa del sindaco a festeggiare il risultato delle elezioni, probabilmente mi sarei messa a ridere. Eppure così è stato! Sconfiggendo ogni timore, ogni timidezza e ogni preconcetto, mi sono messa in gioco e ho deciso di candidarmi alle elezioni amministrative.

Ero (sono) poco conosciuta, ma mi sono impegnata per eccellere in ciò che so fare meglio: comunicare e valorizzare il territorio.

Ho parlato agli incontri pubblici e mi sono fermata a chiacchierare con le persone uscendo completamente dalla mia comfort zone. Non è stato facile, ma ne è valsa la pena. Sono contentissima del risultato che ho raggiunto e sono pronta per mettermi all’opera!

Ho cambiato abitudini

Dicono che servano 21 giorni per fare un’abitudine, ma questo non deve essere una scusa per non iniziare a cambiare ora.

Dicono anche che chi non ha mai tempo ha problemi di organizzazione, quindi qualche tempo fa ho preso in mano la mia agenda decisa a cambiare.

Ci vuole coraggio per cambiare la routine, il “ma ho sempre fatto così!” è pronto dietro l’angolo.

Ho preso una penna e ho iniziato ad alleggerirmi le giornate. Mi sentivo sempre stanca perché accumulavo impegni su impegni, pretendendo sempre di più e costringendomi anche a lavorare 10 ore al giorno. Ci vuole coraggio per scegliere di lavorare un’ora in meno preferendo piuttosto un’ora all’aperto col proprio cane. Ci vuole coraggio per spegnere il computer anche se la data di consegna è vicina e mettersi sul divano con un libro in mano.

Il primo mese di esperimento è stato sconcertante, poi le cose sono andate meglio. Ho riscoperto il piacere di lavorare meno e bene, di concentrare le energie sugli obiettivi invece che sulle distrazioni. E ho ritrovato il tempo per studiare e acquisire nuove certificazioni.

Ho chiuso con la sindrome dell’impostore

Se mi segui da un po’, saprai che la sindrome dell’impostore è sempre stato il mio tallone d’Achille. Ho sempre avuto paura di non essere all’altezza degli incarichi affidati, di non farcela, di sbagliare dimostrando che non sono così brava come ho fatto credere. Eppure qualcosa, finalmente, è cambiato.

È cambiato che, senza neanche accorgermene, ho smesso di preoccuparmi in anticipo di ciò che avrei dovuto dire al cliente. Preparavo la mia proposta e lasciavo che le sue domande indirizzassero la nostra conversazione. Ricordo benissimo quando, di ritorno da un bell’incontro, mi sono fermata a chiedermi “ma da quand’è che sono in grado di farlo?” Semplice: da quando ho accumulato anni di studio e di esperienza.

Ho preso l’impostore per il bavero (non so perché, ma l’ho sempre immaginato un po’ Humphrey Bogart) e ho deciso di salutarlo. Ora, quando concludo un lavoro, non lascio spazio ai timori. Mi ripeto che ho fatto del mio meglio e sono effettivamente molto soddisfatta così.

Ho deciso di condividere con te questi miei piccoli traguardi perché sono davvero felice di aver osato.

Ho capito che puoi essere eccezionale nel tuo lavoro, ma se hai paura di metterti in gioco, pochi saranno i fortunati che conosceranno il tuo valore.



Photo by Jasmin Sessler on Unsplash


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